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Rapporto Proxima 2026: la mancata formazione costa all'Italia 26 mld

Formazione finanziata, Agenzia per il lavoro, Idee per il futuro

Rapporto Proxima 2026: la mancata formazione costa all'Italia 26 mld

Il Rapporto Formazione e Lavoro 2026 dell’Osservatorio Proxima, presentato il 9 giugno 2026 a Roma, è uno dei documenti di analisi più completi sul sistema italiano di competenze e occupazione. I dati che contiene non sono confortanti, ma sono utili: perché chi fa impresa, gestisce risorse umane o pianifica la formazione aziendale trova qui una mappa precisa di dove si trova il paese e, soprattutto, dove intervenire.

Cos’è il Rapporto Formazione e Lavoro 2026?


Il Rapporto Formazione e Lavoro è la pubblicazione annuale dell’Osservatorio Proxima, promosso da Enzima12, che monitora l’evoluzione del sistema formativo e del mercato del lavoro italiano incrociando dati ISTAT, OCSE, Eurostat, Ministero del Lavoro e indagini settoriali. L’edizione 2026, denominata Formazione Lavoro Orizzonti, si articola in sei capitoli tematici e integra per la prima volta un’analisi approfondita dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. È un riferimento per chi lavora nelle funzioni HR, nella formazione aziendale e nelle politiche del lavoro.

Il dato che cambia la prospettiva: 26 miliardi l’anno


La cifra che apre il dibattito è anche quella più dirompente. Secondo il Rapporto, la mancata formazione continua degli adulti costa all’Italia circa 26 miliardi di euro all’anno, uno scenario centrale collocato in un intervallo tra i 23 e i 29 miliardi. L’equivalente di un’intera manovra di bilancio. Una cifra che non compare in nessun rendiconto pubblico, non figura in nessun bilancio aziendale, eppure si accumula ogni anno come un debito strutturale che tutto il sistema produttivo continua a pagare.

Il meccanismo sottostante è semplice: l’Italia partecipa alla formazione degli adulti al 29%, contro una media UE del 39,5%. Questo significa 3,6 milioni di adulti in meno ogni anno che non aggiornano le proprie competenze rispetto al ritmo europeo. Il costo non è solo di produttività individuale: è mismatch, adozione tecnologica frenata, competitività compressa.

I numeri chiave:

  • 26 miliardi di euro: costo annuo stimato della mancata formazione continua in Italia

  • 29% vs 39,5%: tasso di partecipazione degli adulti alla formazione, Italia vs media UE

  • 3,6 milioni di adulti italiani che ogni anno non si formano, rispetto al ritmo europeo

  • 4,3 milioni di addetti che potrebbero lasciare il mercato del lavoro nei prossimi 10 anni

  • 159 miliardi: stima CNEL del capitale umano perduto per emigrazione giovanile (2011-2024)

Il record di occupazione che racconta solo metà della storia


Il 2025 ha registrato il tasso di occupazione più alto nella storia delle serie storiche ISTAT: 62,5% nella fascia 15-64 anni, oltre 24 milioni di occupati. Un risultato che però, scomposto per classi di età, rivela una dinamica preoccupante. Oltre l’80% dell’aumento occupazionale del 2024 è riconducibile agli over 50. Gli occupati con più di cinquant’anni hanno superato per la prima volta i 10 milioni, quasi il doppio rispetto al 2004.

Nelle classi più giovani, invece, si registra stagnazione o calo. L’Italia è ultima in Europa per occupazione nella fascia 20-29 anni: 47,6%, a 18 punti percentuali dalla media UE. Tra il 2011 e il 2024, circa 630.000 giovani tra 18 e 34 anni hanno lasciato il paese. Il CNEL stima il valore del capitale umano perduto in 159 miliardi di euro. Il record occupazionale è, in larga misura, un effetto collaterale delle riforme pensionistiche che hanno trattenuto i lavoratori maturi più a lungo nel mercato. E quei lavoratori, nel prossimo decennio, usciranno: il Rapporto stima che entro dieci anni il sistema produttivo italiano potrebbe perdere 4,3 milioni di addetti, il 18,3% della forza lavoro complessiva.

L’IA arriva, ma trova le aziende impreparate


Il paradosso della tecnologia senza competenze

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è triplicata in due anni: dal 5% del 2023 al 16,4% del 2025 (dati ISTAT). Un segnale positivo, che però convive con un dato strutturalmente opposto: la mancanza di competenze adeguate frena il 58,6% delle aziende che hanno valutato investimenti in IA senza poi realizzarli.

La tecnologia arriva, ma le competenze per usarla no. Tra i lavoratori di 22-25 anni, il tasso di ingresso in nuove occupazioni ad alta esposizione all’IA cala del 14% nell’era post-ChatGPT: l’IA erode proprio i task formativi attraverso cui le nuove generazioni costruivano competenza sul campo. Il World Economic Forum stima che il 59% dei lavoratori avrà bisogno di upskilling o reskilling entro il 2030 e che il 63% delle imprese nel mondo considera gli skill gap la principale barriera alla trasformazione del business nel periodo 2025-2030.

La formazione aziendale: strumenti disponibili, utilizzo ancora basso


Fondi interprofessionali e Fondo Nuove Competenze

I fondi interprofessionali raccolgono quasi un miliardo di euro l’anno, con circa 809.000 imprese aderenti. Eppure solo l’8,5% delle microimprese li utilizza concretamente. La riforma del gennaio 2026, che amplia le funzioni dei fondi includendo risorse private, è considerata un’opportunità storica, a condizione che non produca un irrigidimento burocratico che allontani ulteriormente le PMI.

Il Fondo Nuove Competenze (FNC) mostra risultati positivi ma anche criticità: il numero di aziende partecipanti è sceso da 14.223 nella prima edizione (2020-2021) a 5.173 nella seconda. La terza edizione (FNC3) ha stanziato 731 milioni di euro, incrementati di ulteriori 126 milioni a gennaio 2026. Il calo della partecipazione segnala problemi di accessibilità che il sistema dovrà affrontare per rendere lo strumento davvero fruibile anche dalle imprese più piccole.

Dati per orientarsi, non solo per informarsi


Il Rapporto Formazione e Lavoro 2026 dell’Osservatorio Proxima è oggi uno degli strumenti di analisi più completi per capire dove si trovano e dove stanno andando il mercato del lavoro e il sistema formativo italiano. Non si limita a fotografare le criticità, ma offre dati, interpretazioni e indicazioni operative per chi deve prendere decisioni concrete su competenze, organizzazione e investimento in formazione.

Per aziende, HR manager e responsabili della formazione, è un riferimento utile per orientare strategie di upskilling e reskilling, scegliere gli strumenti di finanziamento più adatti e posizionarsi in anticipo rispetto alle trasformazioni in corso.

Per chi vuole un quadro completo, è utile affiancare questo rapporto alla nostra analisi del Rapporto EdTech 2026, che esplora le tecnologie formative che possono aiutare a colmare proprio questi gap.

 


 

Per approfondire e accedere all’analisi completa, scarica gratuitamente il Rapporto Formazione e Lavoro 2026

 

 

 

 

 

 

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La redazione di Skills
La redazione di Skills

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